Cah no yu - Cerimonia deTè      Cha no yu    

 

CHA NO YU     CERIMONIA DEL TE’
La pianta del tè è  originaria della Cina meridionale ed era nota fin dall’antichità nella botanica e nella medicina grazie alle sue proprietà terapeutiche tra le quali:  offrire sollievo dalla fatica, rafforzare la volontà (veniva utilizzata dai monaci per mantenersi svegli durante la meditazione), veniva frequentemente impiegata sotto forma di impacchi per alleviare dolori di origine reumatica.
Fu grazie al  monaco Buddhista Eisai che nel XII secolo questa bevanda si diffuse in tutto l’arcipelago; recatosi in Cina per studiare la dottrina zen portò con se, al suo ritorno, i semi di tè e ne iniziò la coltivazione all’interno del convento. Nobili e famiglie altolocate usavano tuttavia la bevanda solo come medicamento.
Attorno al XIV secolo l’usanza di bere il tè si diffuse alla classe dei samurai e il tè che prima era apprezzato per le sue qualità medicinali divenne una bevanda per persone raffinate, da gustare per il suo aroma e gusto.
Gli Shogun Ashikaga Yoshimitsu e Yoshimasa, che furono grandi mecenati, accolsero spesso alla loro corte Maestri di Cha-no-yu che portarono il rito a eccezionali livelli di raffinatezza ed eleganza.
Questa “arte” però fu portata alla sua massima espressione dal Maestro Sen no Rikyuu che ebbe l’idea di far realizzare nel giardino della sua casa un rustico padiglione chashitsu per creare un luogo di pace e serenità, adibito esclusivamente alla cerimonia.

I principi fondamentali della cerimonia del tè, secondo Sen no Rikyuu si possono raccogliere in quattro semplici parole:
WA  armonia tra le persone e con la natura, armonia degli utensili e la maniera in cui essi vengono utilizzati;
KEI  rispetto verso tutte le cose e sincera gratitudine per la loro esistenza;
SEI  purezza interiore, ma anche pulizia delle cose che ci circondano;
JAKU  tranquillità e pace della mente, conseguente alla realizzazione dei primi tre principi.
La base della filosofia della cerimonia è quindi l’armonia con se stessi e con la natura.

 
 

 

Tokonoma  

ELEMENTI CARATTERIZZANTI LA CERIMONIA DEL TE’
Il giardino è un elemento importante per la cerimonia del tè: sobrio e semplice deve richiamare un paesaggio naturale, ha il compito di preparare gli ospiti al rito, trasmettendo loro pace e tranquillità. E’ attraversato da un sentiero (roji) che porta all’ingresso della casa del tè (sukiya). E’ solitamente costruita in legno, bambù e paglia, con finestre e porte costituite da pannelli in legno e carta di riso; il pavimento è ricoperto da tatami, le stuoie in paglia sono tipiche delle abitazioni tradizionali.
La sukiya comprende una sala per il tè (chasitsu), una stanza per la preparazione (mizuya), una sala d’attesa (yoritsuki), inoltre sono sempre presenti il tokonoma (nicchia) con una composizione floreale e una pittura o una rappresentazione calligrafica appese alla parete.
Gli utensili  utilizzati per la preparazione sono:  barattolo del tè (natsume),  tazza (chawan), frullino (chasen), mestolo di bambù (hishaku), brocca d’acqua (mizusashi) e la stufa a carbone (furo) con il bricco (kama).

 

        

LE FOGLIE DI TE’
Le foglie di tè verde si dividono in 3 varietà principali:
Gyokuro, che sono le più tenere e si raccolgono a maggio;
Sencha, che sono tenere e si raccolgono a maggio o a giugno;
Bancha, foglie larghe che si raccolgono a agosto.
Alcune varietà sono:
Hojicha è un comune tè bancha,
Sencha, una qualità medio-alta,
Gyokuro una pregiata varietà  
Maccha in polvere per la cerimonia del tè.

    

LA CERIMONIA
La cerimonia del tè comprende solitamente una prima parte nel corso della quale viene servito un pasto leggero di sette portate (kaiseki), un breve intervallo (nakadachi)ed il goza iri che è la parte principale della cerimonia durante la quale viene servito un tè denso (koicha), e l’usucha durante il quale viene servito un tè meno denso del precedente.
La cerimonia completa dura circa quattro ore; spesso, tuttavia si svolge soltanto l’usucha, il quale richiede al massimo un’ora.
Gli invitati (cinque), si riuniscono nella sala d’attesa: L’ospite li raggiunge e li conduce per un sentiero attraverso il giardino fino alla sala del tè. Lungo il sentiero vi è una conca in pietra ricolma d’acqua dove gli invitati si lavano le mani e si sciacquano la bocca.
L’entrata nella sala è molto piccola, tanto da costringere chi deve entrare a superarla in ginocchio.
Entrando nella stanza ogni invitato si inginocchia davanti al tokonoma e fa un rispettoso inchino. Poi tenendo il ventaglio davanti a sé ammira il kakejiku appeso nel Tokonoma; quindi rivolge lo sguardo verso il focolare o il braciere. Finito di ammirare tutti gli elementi gli invitati prendono posto a partire dall’invitato più importante che prende posto vicino all’ospite. Dopo l scambio dei convenevoli viene servito un pranzo leggero.
Su suggerimento del loro ospite, gli invitati si ritirano e vanno ad aspettare fuori accomodandosi nel giardini interno, vicino alla sala da tè.
L’ospite fa suonare il gong sospeso vicino alla sala per indicare che la cerimonia principale sta per iniziare. L’uso vuole che egli colpisca l colpisca da cinque a sette volte. Gli invitati si alzano e dopo aver ripetuto il rito della purificazione alla vasca rientrano nella stanza.
I pannelli di bambù, sospesi all’esterno davanti alle finestre vengono ritirati al fine di illuminare l’ambiente. Il kakejiku è sparito e all’interno del tokonoma è stato sistemato un vaso con un ikebana.
L’ospite si ritira nella stanza per la preparazione e ritorna con il recipiente per l’acqua, il mestolo, e un appoggio per il bollitore  per il mestolo. Asciuga la scatola del tè con un telo speciale (fukusa), e lava il frullino nella ciotola del tè che contiene acqua calda prelevata con il mestolo dal bollitore. Vuota quindi la ciotola versando l’acqua nel recipiente vuoto precedentemente preparato e lo asciuga con un pezzo di tela di lino (chakin).
Prende la scatola del tè e con il cucchiaio prende del matcha (tre cucchiai pieni a invitato), preleva un mestolo di acqua calda dal bollitore e ne versa circa un terzo nella ciotola riversando l’acqua rimanente nel bollitore. Infine rimescola con il frullino fino ad addensare il tutto.
Il tè così preparato si chiama koicha. L’ospite depone la ciotola accanto al focolare o al braciere e l’invitato più importante si avvicina in ginocchio per prenderla appoggiandola poi sul palmo della mano sinistra, sorreggendone un lato con la mano destra. Dopo averne bevuto un sorso ne loda l’aroma, quindi ne beve ancora uno o due sorsi. Pulisce con il kaishi il punto della tazza da cui ha bevuto e passa la ciotola al secondo invitato, che beve e asciuga la tazza esattamente nello stesso modo, la ciotola viene così passata al resto degli invitati in modo che tutti possano gustare il tè.
L’usucha differisce dal koicha perché il maccha usato proviene dalle giovani foglie di piante che non hanno più di tre o cinque anni di età. La bevanda che ne deriva è verde e schiumosa.
Le regole osservate nel corso di questa cerimonia sono simili a quelle seguite durante quella del koicha, con le seguenti differenze: il tè viene preparato individualmente per ogni invitato con due cucchiai circa di maccha; ogni invitato è tenuto a bere interamente la sua parte; l’invitato pulisce la parte della tazza che ha toccato con le labbra con le dita della mano destra e poi si asciuga le dita con il kaishi. Dopo aver trasportato gli utensili fuori dalla stanza, l’ospite in silenzio si inchina davanti agli invitati, indicando che la cerimonia è finita.
Gli invitati lasciano il sukiya accompagnati dal loro ospite.
 

Sensei Sen no Rikyuu - Maestro vissuto nel XVI secolo; è colui che codificò la Cerimonia del té facendone una vera e propria Via

Il tè non è nient'altro che questo:
Far scaldare l'acqua, preparare il tè
e berlo convenientemente...
La prima tazza mi inumidisce le labbra e la gola, la seconda interrompe la solitudine, la terza entra nelle mie aride viscere per trovarvi migliaia di sorprendenti ideogrammi, la quarta procura una delicata traspirazione e le ingiustizie della vita se ne vanno uscendo dai pori; la quinta purifica; la sesta conduce nella regione degli immortali; la settima.. ma non posso bere di più. Sento solo un respiro di fresca brezza che gonfia le mie maniche. Dov'è Horaisin? Lasciatemi salire su questa dolce brezza e che essa mi conduca lassù..
Lu Tung, poeta cinese dell'epoca Tang

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