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LA CERIMONIA
La
cerimonia del tè comprende solitamente una prima parte nel corso
della quale viene servito un pasto leggero di sette portate (kaiseki),
un breve intervallo (nakadachi)ed il
goza iri che è la parte
principale della cerimonia durante la quale viene servito un tè
denso (koicha), e l’usucha
durante il quale viene servito un tè meno denso del precedente.
La cerimonia completa dura circa quattro ore; spesso, tuttavia si
svolge soltanto l’usucha, il quale richiede al massimo un’ora.
Gli invitati (cinque), si riuniscono nella sala d’attesa: L’ospite
li raggiunge e li conduce per un sentiero attraverso il giardino
fino alla sala del tè. Lungo il sentiero vi è una conca in pietra
ricolma d’acqua dove gli invitati si lavano le mani e si sciacquano
la bocca.
L’entrata nella sala è molto piccola, tanto da costringere chi deve
entrare a superarla in ginocchio.
Entrando nella stanza ogni invitato si inginocchia davanti al
tokonoma e fa un rispettoso inchino. Poi tenendo il ventaglio
davanti a sé ammira il kakejiku appeso nel
Tokonoma; quindi rivolge
lo sguardo verso il focolare o il braciere. Finito di ammirare tutti
gli elementi gli invitati prendono posto a partire dall’invitato più
importante che prende posto vicino all’ospite. Dopo l scambio dei
convenevoli viene servito un pranzo leggero.
Su suggerimento del loro ospite, gli invitati si ritirano e vanno ad
aspettare fuori accomodandosi nel giardini interno, vicino alla sala
da tè.
L’ospite fa suonare il gong sospeso vicino alla sala per indicare
che la cerimonia principale sta per iniziare. L’uso vuole che egli
colpisca l colpisca da cinque a sette volte. Gli invitati si alzano
e dopo aver ripetuto il rito della purificazione alla vasca
rientrano nella stanza.
I pannelli di bambù, sospesi all’esterno davanti alle finestre
vengono ritirati al fine di illuminare l’ambiente. Il kakejiku è
sparito e all’interno del tokonoma è stato sistemato un vaso con un
ikebana.
L’ospite si ritira nella stanza per la preparazione e ritorna con il
recipiente per l’acqua, il mestolo, e un appoggio per il bollitore
per il mestolo. Asciuga la scatola del tè con un telo speciale (fukusa),
e lava il frullino nella ciotola del tè che contiene acqua calda
prelevata con il mestolo dal bollitore. Vuota quindi la ciotola
versando l’acqua nel recipiente vuoto precedentemente preparato e lo
asciuga con un pezzo di tela di lino (chakin).
Prende la scatola del tè e con il cucchiaio prende del
matcha (tre
cucchiai pieni a invitato), preleva un mestolo di acqua calda dal
bollitore e ne versa circa un terzo nella ciotola riversando l’acqua
rimanente nel bollitore. Infine rimescola con il frullino fino ad
addensare il tutto.
Il tè così preparato si chiama koicha.
L’ospite depone la ciotola accanto al focolare o al braciere e
l’invitato più importante si avvicina in ginocchio per prenderla
appoggiandola poi sul palmo della mano sinistra, sorreggendone un
lato con la mano destra. Dopo averne bevuto un sorso ne loda
l’aroma, quindi ne beve ancora uno o due sorsi. Pulisce con il
kaishi il punto della tazza da cui ha bevuto e passa la ciotola al
secondo invitato, che beve e asciuga la tazza esattamente nello
stesso modo, la ciotola viene così passata al resto degli invitati
in modo che tutti possano gustare il tè.
L’usucha differisce dal
koicha perché il
maccha usato
proviene dalle giovani foglie di piante che non hanno più di tre o
cinque anni di età. La bevanda che ne deriva è verde e schiumosa.
Le regole osservate
nel corso di questa cerimonia sono simili a quelle seguite durante
quella del koicha, con le seguenti differenze: il tè viene preparato
individualmente per ogni invitato con due cucchiai circa di
maccha;
ogni invitato è tenuto a bere interamente la sua parte; l’invitato
pulisce la parte della tazza che ha toccato con le labbra con le
dita della mano destra e poi si asciuga le dita con il
kaishi. Dopo
aver trasportato gli utensili fuori dalla stanza, l’ospite in
silenzio si inchina davanti agli invitati, indicando che la
cerimonia è finita.
Gli invitati lasciano il sukiya accompagnati dal
loro ospite.
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